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BOLLETTINO-CHIUPPANO-26-FEBBRAIO-2017-pdf[1]Da circa tre mesi, è attivo un nuovo servizio di comunicazione dedicata a chi vuole ricevere una newsletter settimanale che contiene il link per visualizzare tutti assieme, i Bollettini settimanali che ogni fine settimana le varie parrocchie del Vicariato pubblicano sul portale unificato e sulla sezione specifica della singola parrocchia.

UP-PIOVENE-04102015-BOLLETTINOUna semplice comunciazione, leggerissima, che contiene alcuni link a pagine presenti sul sito ma accessibili solo a chi è iscritto alla newsletter, che riassumono la settimana appena pubblicata dei Bollettini Parrocchiali.

Ogni sabato verso le ore 18, sulla casella mail dei vari utenti iscritti, arriverà questa mail: il sabato pomeriggio entro le ore 16 tutte le parrocchie dovranno avere pubblicato i vari bollettini per cui ogni utente può avere le news già dal sabato sera per potersi documentare per la settimana successiva.

 

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Casa Barnaba DengMi guardo intorno e vedo che la gente, pur avendo il sorriso sul volto, ha il cuore in ansia. Per le strade di Juba corre voce che ci sia una maledizione di Dicembre. L’evidenza sta nel fatto che negli ultimi tre anni questo mese è stato caratterizzato da scontri e violenze. In verità non è che sia una novità di questi anni: da tempi antichi l’inizio della stagione secca è sempre stato marcato da scontri tra diversi gruppi etnici a causa dello spostamento di bestiame alla ricerca di pascoli e fonti d’acqua. Oggi peró lo scenario si fa più preoccupante perché il paese è diviso da ben altre e più pericolose incomprensioni.

La gente aspetta il Natale con il fiato sospeso sperando che questa celebrazione sia di buon auspicio, ma anche con la consapevolezza che la pace sia un dono fragile e che il cuore dell’uomo non sia sempre capace a proteggerla. Ci sono sempre gli Erode del nostro tempo che preferiscono vedere il bambino morto pur di mantenere il controllo della situazione. Pur con tutta la loro buona volontà, le organizzazioni internazionali non sono portatrici di buone notizie: parlano infatti di segni preoccupanti che fanno temere un possibile genocidio come è già accaduto in Rwanda più di vent’anni fa.

Il 14 Dicembre scorso il presidente Salva Kiir ha annunciato l’apertura di un processo di dialogo nazionale con lo scopo di voltare pagina e trovare una soluzione alla crisi attraverso la riconciliazione delle diverse comunità etniche ferite da questo conflitto. Il progetto è alquanto ambizioso perché vuole che tutte le comunità locali possano esprimersi ed essere rappresentate in una conferenza nazionale a chiusura del processo. Si tratta peró di vedere se alle parole seguono poi anche i fatti. Sono molti gli organismi che cercano di far mediare la pace, ma occorre poi anche l’onestà politica delle parti di saper mollare alcune loro posizioni e dare respiro al paese. Il paese è sotto il torchio di una crisi economica inaccettabile, quando ancora una grande percentuale delle risorse sono stanziate per le spese militari invece che per lo sviluppo.

Papa Francesco ha annunciato la sua intenzione di visitare il Sud Sudan durante il 2017 proprio con lo scopo di patrocinare la pace. La mediazione della Chiesa è molto importante e sembra essere l’unica a parlarne con una certa autorità morale. Ed è significativo che le tre Chiese più importanti – Cattolica, Episcopale e Presbiteriana – presenti in Sud Sudan siano unite in un unico coro. Le tre autorità religiose del paese sono andate da papa Francesco per proporgli di visitare il Sud Sudan in una congiunta azione di pace alla quale dovrebbe unirsi anche l’arcivescovo di Canterbury e un moderatore presbiteriano. Non si sa se questa iniziativa sia in grado di portare un cambiamento. Ma la conversione è un miracolo sempre possibile.

Dal mio canto, io sto bene e mi sto inserendo nel nuovo servizio qui a Juba. Vivo nella comunità di Moroyok alla periferia di Juba con altri tre comboniani: due anziani e un professore di filosofia del seminario maggiore. Seguo il gruppo vocazionale collaborando con la diocesi di Juba e le altre congregazioni religiose e accompagno i giovani che desiderano farsi missionari. Ospitiamo ora un gruppo di undici giovani tra i 19 e i 24 anni di età e li sto accompagnando lungo un percorso di orientamento vocazionale e preparazione umana e intellettuale che dura nove mesi prima di cominciare la filosofia in seminario. Sono giovani che vengono da tutte le diocesi del Sud Sudan: appartengono a varie tribù e hanno imparato a camminare insieme condividendo gioie e fatiche quotidiane. Sembra una cosa da niente ed invece è importantissima.

Alcuni di loro hanno infatti perso familiari o amici durante gli ultimi tre anni di conflitto magari proprio per mano di chi appartiene alla tribù del compagno di stanza. Quale allora la tribù che conta se non quella dell’umanità intera? È significativo che Papa Francesco nel suo messaggio per la prossima giornata mondiale della pace abbia parlato di nonviolenza. Sono proprio le vittime della violenza che possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace quando sanno resistere alla tentazione della vendetta.

E Francesco, citando Benedetto XIII, continua dicendo che, nonostante lo scetticismo del mondo, la nonviolenza è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. E questo “di più” viene da Dio.

Sia lodato dunque il Signore che ci ha dato un figlio: sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato Principe della Pace perché da vittima non si è fatto carnefice. Questa è la sua benedizione! E la nostra speranza!

Buona Natività per una vita a servizio della riconciliazione e della pace.

padre Christian Carlassare

Moroyok (Juba)

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Mi guardo intorno e vedo che la gente, pur avendo il sorriso sul volto, ha il cuore in ansia. Per le strade di Juba corre voce che ci sia una maledizione di Dicembre. L’evidenza sta nel fatto che negli ultimi tre anni questo mese è stato caratterizzato da scontri e violenze. In verità non è che sia una novità di questi anni: da tempi antichi l’inizio della stagione secca è sempre stato marcato da scontri tra diversi gruppi etnici a causa dello spostamento di bestiame alla ricerca di pascoli e fonti d’acqua. Oggi peró lo scenario si fa più preoccupante perché il paese è diviso da ben altre e più pericolose incomprensioni.

La gente aspetta il Natale con il fiato sospeso sperando che questa celebrazione sia di buon auspicio, ma anche con la consapevolezza che la pace sia un dono fragile e che il cuore dell’uomo non sia sempre capace a proteggerla. Ci sono sempre gli Erode del nostro tempo che preferiscono vedere il bambino morto pur di mantenere il controllo della situazione. Pur con tutta la loro buona volontà, le organizzazioni internazionali non sono portatrici di buone notizie: parlano infatti di segni preoccupanti che fanno temere un possibile genocidio come è già accaduto in Rwanda più di vent’anni fa.

Il 14 Dicembre scorso il presidente Salva Kiir ha annunciato l’apertura di un processo di dialogo nazionale con lo scopo di voltare pagina e trovare una soluzione alla crisi attraverso la riconciliazione delle diverse comunità etniche ferite da questo conflitto. Il progetto è alquanto ambizioso perché vuole che tutte le comunità locali possano esprimersi ed essere rappresentate in una conferenza nazionale a chiusura del processo. Si tratta peró di vedere se alle parole seguono poi anche i fatti. Sono molti gli organismi che cercano di far mediare la pace, ma occorre poi anche l’onestà politica delle parti di saper mollare alcune loro posizioni e dare respiro al paese. Il paese è sotto il torchio di una crisi economica inaccettabile, quando ancora una grande percentuale delle risorse sono stanziate per le spese militari invece che per lo sviluppo.

Papa Francesco ha annunciato la sua intenzione di visitare il Sud Sudan durante il 2017 proprio con lo scopo di patrocinare la pace. La mediazione della Chiesa è molto importante e sembra essere l’unica a parlarne con una certa autorità morale. Ed è significativo che le tre Chiese più importanti – Cattolica, Episcopale e Presbiteriana – presenti in Sud Sudan siano unite in un unico coro. Le tre autorità religiose del paese sono andate da papa Francesco per proporgli di visitare il Sud Sudan in una congiunta azione di pace alla quale dovrebbe unirsi anche l’arcivescovo di Canterbury e un moderatore presbiteriano. Non si sa se questa iniziativa sia in grado di portare un cambiamento. Ma la conversione è un miracolo sempre possibile.

Dal mio canto, io sto bene e mi sto inserendo nel nuovo servizio qui a Juba. Vivo nella comunità di Moroyok alla periferia di Juba con altri tre comboniani: due anziani e un professore di filosofia del seminario maggiore. Seguo il gruppo vocazionale collaborando con la diocesi di Juba e le altre congregazioni religiose e accompagno i giovani che desiderano farsi missionari. Ospitiamo ora un gruppo di undici giovani tra i 19 e i 24 anni di età e li sto accompagnando lungo un percorso di orientamento vocazionale e preparazione umana e intellettuale che dura nove mesi prima di cominciare la filosofia in seminario. Sono giovani che vengono da tutte le diocesi del Sud Sudan: appartengono a varie tribù e hanno imparato a camminare insieme condividendo gioie e fatiche quotidiane. Sembra una cosa da niente ed invece è importantissima.

Alcuni di loro hanno infatti perso familiari o amici durante gli ultimi tre anni di conflitto magari proprio per mano di chi appartiene alla tribù del compagno di stanza. Quale allora la tribù che conta se non quella dell’umanità intera? È significativo che Papa Francesco nel suo messaggio per la prossima giornata mondiale della pace abbia parlato di nonviolenza. Sono proprio le vittime della violenza che possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace quando sanno resistere alla tentazione della vendetta.

E Francesco, citando Benedetto XIII, continua dicendo che, nonostante lo scetticismo del mondo, la nonviolenza è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. E questo “di più” viene da Dio.

Sia lodato dunque il Signore che ci ha dato un figlio: sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato Principe della Pace perché da vittima non si è fatto carnefice. Questa è la sua benedizione! E la nostra speranza!

 

Buona Natività per una vita a servizio della riconciliazione e della pace.

padre Christian Carlassare

Moroyok (Juba)

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Tre incontri in preparazione all’Avvento. Pagine di Vangelo raccontate e meditate da Don Marco Pozza. Queste le date e i temi degli incontri:

  • Mercoledì 30 Novembre – “Giuseppe. Una paternità scomoda”
  • Mercoledì 7 Dicembre – “Maria. Una maternità scomoda”
  • Mercoledì 14 Dicembre “Il bambino. Un Dio scomodo”
  • Mercoledì 21 Dicembre – Nel giorno del suo compleanno, Don Marco presenta il suo nuovo romanzo: “Il pomeriggio della luna”.

Gli incontri si terranno alle ore 20.30 nel Centro Parrocchiale di Cogollo del Cengio.

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Finalmente abbiamo completato il collegamento tra i tre edifici delle Parrocchia S.Stefano di Piovene, ovveso unrola Canonica, La Chiesa e il Centro Parrocchiale.

Ora tutti i tre edifici sono collegati tra loro attarverso un Ponte Radio che collega in Rete Loale INTRANET i tre ambienti ein questo modo è possibile trasmettere ad esempio, dalla Chiesa, dotata di Videocamera, eventuali Celebrazioni anche mediante Internet in quanto tutta la rete INTRANET è collegata alla rete INTERNET.

In futuro potrebbe essere ampliato, ma questo è ancora in fase molto ipotetica, le altre due Parrocchie, realizzando quindi una INTRANET completa tra Rocchette, Grumello e appunto la parte centrale con PIOVENE, in questo modo si potrebbe ridurre anche i costi di connettività, eliminando di fatto le altre due esistenti magari potenzionado quella dell’attuale Canonica. #progettifuturi #progettiinnovativi

Un grazie ai chi ha dedicato del tempo per posare le tre antenne e tutti i relativi collegamenti tecnici anche con l’ausilio di attrezzatture professionali: un grazie quindi a #renato.trombin #giuseppe.guzzonato #riccardo.renon

 

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