Exemple

A Ottobre scorso, quando sono arrivato nel mio nuovo ministero, mi sono guardato intorno e ho cercato di ambientarmi. La prima cosa che ho fatto è stata quella di salire il piccolo monte di Moroyok. In cinque minuti ero già sulla vetta e ho osservato quello che il panorama mi offriva.

Alla mia destra avevo il nostro nuovo centro intitolato a padre Barnaba Deng, costruito per ospitare e promuovere attività con i giovani, l’accompagnamento vocazionale e il corso di orientamento per quei giovani che desiderano diventare missionari comboniani. Nei mesi scorsi ho accompagnato undici giovani dai 19 ai 25 anni. Ora sono andati in famiglia per un pó di vacanza prima di continuare il loro percorso formativo nei postulati di Gulu e Nairobi. Il primo Giugno, in occasione del centocinquantesimo anniversario della fondazione del nostro istituto missionario, accogliamo un nuovo gruppo di 16 giovani. È un grande segno di speranza.

Davanti a me si stendeva la città di Juba con le sue strade polverose, le case a perdita d’occhio, e una popolazione di circa 500.000 residenti presi per il collo da una svalutazione della moneta arrivata ormai al 800% a causa di tre anni di confusione politica e conflitto. Gran parte delle famiglie sono costrette a vivere con meno di un Euro al giorno, il che non permette loro di andare al mercato e di comperare quei prodotti che sono di prima necessità. Non ho mai visto tanta miseria neanche negli anni trascorsi a Fangak. Ma non ho anche mai visto tanto divario tra le famiglie ricche, soprattutto di politici e militari, e quelle povere che sono la maggior parte.

Alla mia sinistra spuntava il campo di protezione dei civili allestito dall’ONU per accogliere cittadini di etnia Nuer: circa 40.000 persone. In seguito alle uccisioni del Dicembre 2013 hanno dovuto abbandonare le loro case, e sono ora costretti a vivere tutti stipati al riparo di teli di plastica con a disposizione solo due metri quadrati a persona. Nei fine settimana mi sono impegnato ad offrire qualche servizio pastorale (la santa messa e i sacramenti) alle quattro comunità cristiane presenti nel campo, e quindi anche mantenere un legame con i Nuer che sono stati i miei parrocchiani durante gli scorsi 12 anni.

E dietro di me c’erano Kor Mundari e Kor Romla: due accampamenti dove circa quaranta famiglie vivono nell’indigenza. In una di queste baracche c’è Abash Taban, un bambino di dieci anni, che ho visto accudire per tutto il giorno i suoi tre fratellini più piccoli. Nella pentola aveva solo tre pesciolini grandi quanto sardine tanto per mettere qualcosa sotto i denti nell’attesa che la madre, dopo aver racimolato la cena, torni finalmente a casa. In questi mesi siamo riusciti a sostenere l’attività di una piccola scuola primaria presente in questa collina che ha registrato nel primo trimestre circa 120 bambini. Abash frequenta ora la quarta elementare ed è molto impegnato perché nonostante tutto coltiva dei bei sogni da realizzare nella propria vita.

Che sia proprio questo il monte dell’Ascensione da dove oggi il Signore mi chiede di contemplare la sua opera mirabile? Nel muro della cappella di Moroyok abbiamo dipinto un monte. Gesù è sulla vetta e con le braccia allargate, prima di ascendere al cielo, chiama a sè uomini e donne, adulti e bambini, sani e malati, buoni e cattivi, persone di ogni tribù e colore. Tutti sono in cammino lungo la stessa strada che porta alla vetta. Lungo il cammino c’è chi indica la via e chi corregge coloro che sono nell’errore, c’è chi fascia le ferite della violenza e chi si prende cura del prossimo, c’è chi si fa vicino al debole e si fa partecipe delle fatiche di tutti i giorni. È il cammino della misericordia, della compassione e della fraternità. Le difficoltà non fanno più paura. Si vive da risorti.

In cuor mio allora le parole di Gesù risuonano come nuove: “Andate dunque, e fate discepoli tutti i popoli. Ecco: io sono con voi tutti i giorni sino al compimento del mondo”.

Padre Christian Carlassare

Moroyok – Sud Sudan

Leggi tutto →
Exemple

Siate vicini alle coppie in ogni situazione: alle unioni celebrate in Cristo come alle unioni civili, alle famiglie felici e infelici. E’ quanto chiede il Papa nel discorso ai partecipanti al corso di formazione, per i parroci, sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota Romana. Il corso ha preso il via mercoledì scorso e si conclude oggi. Francesco, che ha ricevuto i partecipanti stamani in Vaticano, ribadisce la necessità di una lunga preparazione al matrimonio, da vivere non come un fatto sociale ma come vero Sacramento. Il servizio di Debora Donnini:

I parroci sono chiamati ad essere “compagni di viaggio”, che testimoniano e sostengono le persone, in ogni situazione:

“Nessuno meglio di voi conosce ed è a contatto con la realtà del tessuto sociale nel territorio, sperimentandone la complessità variegata: unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici”.

Nella maggior parte dei casi, infatti, i parroci sono i primi interlocutori dei giovani che desiderano il Sacramento del matrimonio. Non solo. A loro si rivolgono i coniugi che hanno seri problemi e hanno bisogno di riscoprire la grazia del Sacramento.

Il corso di formazione sul nuovo processo matrimoniale era indirizzato infatti proprio ai parroci, con l’obiettivo di approfondire quanto proposto nel Sinodo sul tema “Matrimonio e famiglia”, poi recepito e integrato nell’Esortazione Apostolica "Amoris laetitia" e quindi tradotto nei due specifici provvedimenti, i Motu proprio Mitis Iudex e Misericors Jesus. Il Papa quindi loda queste iniziative di studio.

Catecumenato per sposi: preparare i fidanzati e poi seguire le giovani coppie
La prima cosa che Francesco chiede è che si testimoni la grazia del Sacramento del matrimonio fra uomo e donna, sia nella preparazione per i fidanzati sia, poi, nell’accompagnare le giovani coppie, aiutandole a vivere “nei momenti di gioia e in quelli di fatica”:

“Ma io mi domando, quante volte o quanti di questi giovani che vengono ai corsi prematrimoniali capiscano cosa significa ‘matrimonio’ e il segno dell’unione di Cristo e la Chiesa. ‘Sì, sì’, dicono di sì; ma capiscono, questo? Hanno fede in quello? Sono convinto che ci voglia un vero catecumenato per il Sacramento del matrimonio e non fare la preparazione con due o tre riunioni e poi andare avanti”.

Francesco chiede quindi ai parroci di realizzare questo catecumenato dei futuri sposi. Una necessità già espressa nel recente discorso alla Rota Romana:

“Vi incoraggio ad attuarlo nonostante le difficoltà che potrete incontrare. Credo che la difficoltà più grande sia pensare o vivere il matrimonio come un fatto sociale – ‘noi dobbiamo fare questo fatto sociale’ – e non come un vero Sacramento che vuole una preparazione lunga. Lunga”.

Il matrimonio è “icona di Dio”. L’amore di Dio Uno e Trino e l’amore fra Cristo e la Chiesa devono essere quindi al centro della catechesi matrimoniale.

Non presentarsi come esperti di norme giuridiche
Bisogna anche sostenere quanti si sono resi conto che “la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione”:

“In questa delicata e necessaria opera fate in modo che i vostri fedeli vi riconoscano non tanto come esperti di atti burocratici o di norme giuridiche, ma come fratelli che si pongono in un atteggiamento di ascolto e di comprensione”.

Vicinanza ai giovani che convivono senza sposarsi
Francesco chiede poi di farsi prossimi e accogliere quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. “Sono fra i poveri e i piccoli”, verso i quali la Chiesa vuole essere madre che non abbandona:

“Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio”.

La parrocchia è infatti il luogo, per antonomasia, della salvezza delle anime, come insegnava il Beato Paolo VI. Bisogna quindi essere ministri di consolazione specialmente fra le persone più fragili.

(Da Radio Vaticana)
Leggi tutto →
Exemple

Nel corso dell’Assemblea di apertura dell’anno pastorale – è stata inaugurata la nuova versione del sito della diocesi www.diocesipadova.it  Segnalatelo, condividete, diffondetelo! Grazie!

Ci auguriamo possa essere uno strumento utile alla comunicazione diocesana. ATTENZIONE: nella sezione “Dal territorio” attendiamo i vostri contributi e le vostre segnalazioni.
Leggi tutto →

Categorie Articoli

Pubblicati nei mesi scorsi