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L’Agnello Pasquale (Gv 1,29)


Il tempo passa e la Pasqua è alle porte. La mia agendina con la lista degli impegni non mi dà fiato: non riesco a barrarne uno senza aggiungerne altri due o tre. Dove andremo a finire? Allora da un lato mi devo mettere di lena e dall’altro devo raggiungervi solo con una semplice storia africana che sembra proprio Sud Sudanese, ma puó avere anche un valore universale. Speriamo che sia di buon auspicio per la pace, sempre possibile anche quando i conti non tornano.

C’era una volta un noto capo famiglia rispettato da tutti perché in casa sua regnava la pace, nonostante avesse sposato tre mogli. Il giorno prima di morire chiamó in raccolta le tre mogli e cominció a dividere le sue sostanze. Aveva diciassette pecore nel suo ovile e indicó che la prima moglie aveva diritto a metà, la seconda invece ne doveva prendere un terzo, mentre la terza un nono. Le tre donne lodarono la sua benevolenza.

Ma quando, dopo la morte del marito, le tre donne tentarono di dividere le pecore si ritrovarono in grande difficoltà: non riuscivano infatti a calcolare la parte a cui ciascuna aveva diritto. La prima moglie era scontenta di prenderne otto e lasciarne una. La seconda moglie era contrariata all’idea di prenderne cinque e lasciarne due di resto. La terza moglie era completamente delusa e convinta che si fossero presi gioco di lei. Scoppió una lite furibonda fra le donne e, a malincuore, pensarono che l’unica soluzione fosse quella di macellare alcuni animali per poi poter dividere le parti equamente.

Nel mezzo di tutto quel trambusto, un uomo di Dio arrivó nel cortile di casa e fu del tutto spiaciuto di vedere tanta discordia per una cosa da niente. A suo parere infatti, la divisione delle diciassette pecore era una questione di facile risoluzione. E per convincerle, offrì il suo unico agnello così da avere diciotto animali disponibili per la divisione. La prima moglie ebbe così nove pecore. La seconda moglie ne ottenne sei. Mentre la terza moglie, colma di gioia,  portó a casa due pecore. Ecco divise le diciassette pecore. Rimase l’agnello che l’uomo di Dio riprese con sé tutto soddisfatto di essere riuscito a mettere pace in quella famiglia.

La vita a volte riserva degli imbrogli simili. Come sbrogliarli? La logica del mondo non sempre aiuta. Nel giorno di Pasqua, Gesù ha offerto quello che mancava: ha messo la sua vita come pegno della nostra. La gratitudine e il rispetto per la dignità dell’altro allora possono aprire la porta a soluzioni nuove ed essere garanzia della pace.

 

Buona Pasqua della Pace/vita ritrovata,

padre Christian Carlassare

Moroyok (Juba)

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È da poco meno di una decina d'anni che i frati minori conventuali della basilica di sant'Antonio organizzano, insieme alle suore francescane elisabettine, il triduo pasquale per giovani, ragazze e ragazzi, dai 18 anni, con possibilità di pernottamento. Il programma va dal giovedì santo fino al pranzo della domenica e solitamente vede la partecipazione di una quindicina di ragazzi. Si seguono le celebrazioni e le liturgie proposte dai frati conventuali in Basilica alle quali si aggiungono dei momenti di incontro e conoscenza concreta del mistero pasquale.

«L'obiettivo del triduo pasquale – spiega suor Barbara Danesi, referente della proposta per le suore elisabettine – è sperimentare e vivere concretamente il triduo a partire dalle celebrazioni liturgiche unendo ciò che si vive nella chiesa con la concretezza della vita. Per questo alle celebrazioni affianchiamo il venerdì santo l'incontro con operatori, infermieri e suore di casa santa Chiara, la casa delle suore elisabettine per malati terminali. Qui si ascolta la testimonianza del mistero della morte nella fede e la sera c'è poi l'adorazione della Croce. Sabato invece si va a Monselice, nella comunità san Francesco dei frati che ospita mamme in difficoltà, persone dipendenti dal gioco o con problemi di droga e alcol. Qui si incontra la sofferenza vista però nell'ottica del cammino di recupero e quindi come resurrezione. Il pomeriggio del sabato infine siamo all'eremo di Montericco per entrare nel grande silenzio del mistero pasquale, cui seguirà poi la veglia in Basilica e la domenica la messa solenne con il pranzo».

Una proposta quindi per scoprire, attraverso la liturgia e la catechesi, il senso profondo della passione, morte e resurrezione di Gesù, per conoscere situazioni della vita reale in cui si vive il mistero pasquale attraverso il disagio, la sofferenza e per condividere con altri giovani un'esperienza di fraternità.

«I giovani – continua suor Barbara – spesso frequentano le celebrazioni, ma non ne capiscono il senso. Mi chiedono ed esempio il significato della lavanda dei piedi: nella proposta abbiamo inserito anche dei momenti di catechesi per spiegare e capire. Il valore dell'esperienza è vedere concretamente cosa vuol dire la morte e la resurrezione. Ma è anche stare insieme, condividere, ridere insieme. I giovani hanno bisogno di questi momenti di condivisione e durante le giornate dedicate al triduo ci sono diverse occasioni: dopo gli incontri, in maniera spontanea e la domenica mattina in maniera più approfondita e prolungata. Ai giovani dico però di provare questa esperienza una sola volta perché poi è bene che ognuno la viva nella propria parrocchia, all'interno della propria comunità».

Per informazioni e iscrizioni: suor Barbara Danesi, barbara.danesi@elisabettine.it oppure frate Alberto Tortelli, fra.alberto.tortelli@gmail.com

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Non c’è domenica delle Palme, a Padova, senza l’incontro dei ragazzi con il vescovo. “Questo il mondo fa girar...” è lo slogan scelto per l’appuntamento diocesano di quest’anno, che comincia alle 15 in piazza delle Erbe. Qui, dopo un momento di animazione, è atteso il vescovo Claudio. Tutti insieme – ragazzi, educatori, genitori... e i tanti “amici” della festa delle Palme – si compie una processione con gli ulivi colorati, attraversando le piazze del centro storico, per tornare in piazza delle Erbe e concludere alle 17.

La festa è, tradizionalmente, la conclusione del percorso di quaresima dei ragazzi dell’Acr. Ma non solo: è un appuntamento per tutti i ragazzi che, in diocesi, stanno compiendo il cammino dell’iniziazione cristiana. Ragazzi che, al mattino, sono invitati a vivere nelle proprie comunità la celebrazione delle Palme e poi, nel pomeriggio, invadere con la loro gioia – anzi con il loro entusiasmo – il centro città. Sì, perché “entusiasmo” è la parola chiave della festa.

«Nel cammino dell’anno – spiega don Vito Di Rienzo, assistente diocesano dell’Acr – i ragazzi sono stati accompagnati dalla figura di Semola, il giovane protagonista del film (e del libro) La spada nella roccia, che sogna di diventare scudiero. Nelle attività del Mese della pace hanno scoperto, insieme a lui, alcune caratteristiche per essere un buon scudiero: mitezza, coraggio, umiltà. Il sogno di Semola cresce... ma si trova ad affrontare un momento di fatica: gli altri non lo vedono all’altezza di questo compito. E così... cerca aiuto da mago Merlino. Che troverà il modo di aiutarlo, chiedendo consiglio a sua volta. E qui... salta fuori l’entusiasmo, parola che deriva dal greco e significa: con Dio dentro di sé. Semola, con l’aiuto di Merlino... e del vescovo Claudio, aiuta i ragazzi a comprendere che, se si mette entusiasmo nelle cose – cioè avendo Dio dentro di sé – si possono affrontare anche i momenti difficili e superarli. Il messaggio è rivolto ai ragazzi, certo, ma raggiunge anche i genitori, gli educatori e i preti che li accompagnano. Avere “Dio dentro di sé”... trasforma la vita anche di giovani, adulti e della chiesa tutta. “Dio dentro di sé” provoca ad agire con entusiasmo e a testimoniarlo».

Durante la processione, in particolare, i ragazzi scoprono che l’entusiasmo “prende vita” nei gesti di tutti i giorni. Attraverso alcune semplici attività che richiamano “l’attrezzatura” del buon scudiero – elmo, copribraccio, corazza, coprigambe e calzari – imparano che l’entusiasmo chiede testa, mani, cuore, gambe, piedi. È con il loro corpo che mettono entusiasmo nelle cose.

«È “con Dio dentro di sé” che gira il mondo... come ricorda lo slogan della festa, tratto dalla canzone che, nel film, accompagna Semola – sottolinea don Di Rienzo – È “con Dio dentro di sé” che si ribaltano le situazioni: la parola “morte”... diventa vita».

Semola sogna di diventare uno scudiero. Come lui, anche i ragazzi portano nel cuore il loro sogno.

«Dio lo prende in mano – continua l’assistente dell’Acr – e sogna ancora più in grande nella vita di ciascun ragazzo, di ciascuno di noi. Dove penso di arrivare io, da solo, Dio interviene in maniera inaspettata e rende pieno il mio sogno. Che forse non corrisponde all’idea che mi ero fatto, ma è qualcosa di più grande. Il sogno va curato da ciascuno, certo, ma affidandolo a Dio, che sogna con noi».

Alla festa delle Palme le parrocchie portano uno scudo. «È inteso in senso araldico, cioè porta con sé alcune caratteristiche di chi lo impugna. Abbiamo chiesto ai gruppi parrocchiali di realizzarlo, durante la quaresima, riprendendo i segni caratteristici del proprio territorio. Ecco che lo scudo dice un’identità, dice la comunità che ti sta alle spalle, dice una storia di persone che ti hanno preceduto».

Gli scudi vengono tutti raccolti – quindi non c’è nessuno scambio tra gruppi, come gli anni scorsi – perché verranno riconsegnati ai gruppi all’Acrissimo del 21 maggio in seminario minore. Quest’anno – le iscrizioni sono già aperte – viene presentato a conclusione della festa delle Palme, invitando tutti i ragazzi a partecipare – insieme a Semola che sogna di diventare scudiero – al torneo... e non aggiungiamo altro per non svelare troppo di “Corona la gioia” (per informazioni: acierrissimo.acpadova.it).

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BOLLETTINO-CHIUPPANO-26-FEBBRAIO-2017-pdf[1]Da circa tre mesi, è attivo un nuovo servizio di comunicazione dedicata a chi vuole ricevere una newsletter settimanale che contiene il link per visualizzare tutti assieme, i Bollettini settimanali che ogni fine settimana le varie parrocchie del Vicariato pubblicano sul portale unificato e sulla sezione specifica della singola parrocchia.

UP-PIOVENE-04102015-BOLLETTINOUna semplice comunciazione, leggerissima, che contiene alcuni link a pagine presenti sul sito ma accessibili solo a chi è iscritto alla newsletter, che riassumono la settimana appena pubblicata dei Bollettini Parrocchiali.

Ogni sabato verso le ore 18, sulla casella mail dei vari utenti iscritti, arriverà questa mail: il sabato pomeriggio entro le ore 16 tutte le parrocchie dovranno avere pubblicato i vari bollettini per cui ogni utente può avere le news già dal sabato sera per potersi documentare per la settimana successiva.

 

VI INVITIAMO AD ISCRIVERVI, LA REGISTRAZIONE E’ GRATUITA!

 

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Siate vicini alle coppie in ogni situazione: alle unioni celebrate in Cristo come alle unioni civili, alle famiglie felici e infelici. E’ quanto chiede il Papa nel discorso ai partecipanti al corso di formazione, per i parroci, sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota Romana. Il corso ha preso il via mercoledì scorso e si conclude oggi. Francesco, che ha ricevuto i partecipanti stamani in Vaticano, ribadisce la necessità di una lunga preparazione al matrimonio, da vivere non come un fatto sociale ma come vero Sacramento. Il servizio di Debora Donnini:

I parroci sono chiamati ad essere “compagni di viaggio”, che testimoniano e sostengono le persone, in ogni situazione:

“Nessuno meglio di voi conosce ed è a contatto con la realtà del tessuto sociale nel territorio, sperimentandone la complessità variegata: unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici”.

Nella maggior parte dei casi, infatti, i parroci sono i primi interlocutori dei giovani che desiderano il Sacramento del matrimonio. Non solo. A loro si rivolgono i coniugi che hanno seri problemi e hanno bisogno di riscoprire la grazia del Sacramento.

Il corso di formazione sul nuovo processo matrimoniale era indirizzato infatti proprio ai parroci, con l’obiettivo di approfondire quanto proposto nel Sinodo sul tema “Matrimonio e famiglia”, poi recepito e integrato nell’Esortazione Apostolica "Amoris laetitia" e quindi tradotto nei due specifici provvedimenti, i Motu proprio Mitis Iudex e Misericors Jesus. Il Papa quindi loda queste iniziative di studio.

Catecumenato per sposi: preparare i fidanzati e poi seguire le giovani coppie
La prima cosa che Francesco chiede è che si testimoni la grazia del Sacramento del matrimonio fra uomo e donna, sia nella preparazione per i fidanzati sia, poi, nell’accompagnare le giovani coppie, aiutandole a vivere “nei momenti di gioia e in quelli di fatica”:

“Ma io mi domando, quante volte o quanti di questi giovani che vengono ai corsi prematrimoniali capiscano cosa significa ‘matrimonio’ e il segno dell’unione di Cristo e la Chiesa. ‘Sì, sì’, dicono di sì; ma capiscono, questo? Hanno fede in quello? Sono convinto che ci voglia un vero catecumenato per il Sacramento del matrimonio e non fare la preparazione con due o tre riunioni e poi andare avanti”.

Francesco chiede quindi ai parroci di realizzare questo catecumenato dei futuri sposi. Una necessità già espressa nel recente discorso alla Rota Romana:

“Vi incoraggio ad attuarlo nonostante le difficoltà che potrete incontrare. Credo che la difficoltà più grande sia pensare o vivere il matrimonio come un fatto sociale – ‘noi dobbiamo fare questo fatto sociale’ – e non come un vero Sacramento che vuole una preparazione lunga. Lunga”.

Il matrimonio è “icona di Dio”. L’amore di Dio Uno e Trino e l’amore fra Cristo e la Chiesa devono essere quindi al centro della catechesi matrimoniale.

Non presentarsi come esperti di norme giuridiche
Bisogna anche sostenere quanti si sono resi conto che “la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione”:

“In questa delicata e necessaria opera fate in modo che i vostri fedeli vi riconoscano non tanto come esperti di atti burocratici o di norme giuridiche, ma come fratelli che si pongono in un atteggiamento di ascolto e di comprensione”.

Vicinanza ai giovani che convivono senza sposarsi
Francesco chiede poi di farsi prossimi e accogliere quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. “Sono fra i poveri e i piccoli”, verso i quali la Chiesa vuole essere madre che non abbandona:

“Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio”.

La parrocchia è infatti il luogo, per antonomasia, della salvezza delle anime, come insegnava il Beato Paolo VI. Bisogna quindi essere ministri di consolazione specialmente fra le persone più fragili.

(Da Radio Vaticana)
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