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Diversamente da quanto precedentemente annunciato, Don Demis Ballotta rimane parroco di Roncajette, ed è nominato anche parroco di Roncaglia.
Don Francesco Tondello – finora parroco di Roncaglia – è nominato parroco della Natività in Padova e direttore della Scuola diocesana di Formazione teologica.

Don Giuseppe Cherubin – finora parroco di Terradura – lascia il servizio di parroco per raggiunti limiti di età.
Don Luciano Baccarin – parroco moderatore delle parrocchie in UP di Carrara San Giorgio, Carrara S. Stefano e Cornegliana – è nominato anche parroco di Terradura.

Don Tiziano Buscagin – finora parroco moderatore delle parrocchie dell’UP di Correzzola - lascia il servizio di parroco per raggiunti limiti di età.
Don Luigi Penazzo – finora parroco delle parrocchie dell’UP di Correzzola – lascia il servizio di parroco per raggiunti limiti di età.
Don Mario Vallese – parroco di Civè – è nominato anche parroco delle parrocchie dell’UP di Correzzola, Brenta d’Abbà, Concadalbero, Terranova, Villa del Bosco.

Don Carlo Broccardo è nominato cooperatore festivo del Duomo di Thiene.

Don Filippo Chiaffoni (Salesiani) è nominato vicario parrocchiale nella parrocchia di Monteortone.

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Da venerdì 22 a sabato 30 le parrocchie di Arlesega, Lissaro e Mestrino ospiteranno la Missione giovani, settimana di annuncio e fraternità animata dai seminaristi e dagli educatori del seminario maggiore insieme alle collaboratrici apostoliche diocesane
Il titolo guida dell’esperienza è un versetto del vangelo di Giovanni, «Tu sai che ti voglio bene», e il brano scelto è il dialogo tra Gesù e Pietro sul mare di Tiberiade (Giovanni 21,1523). «Ogni giovane si può identificare con la figura di Pietro – spiega Luca Gottardo, seminarista di quinto anno e coordinatore della Missione giovani – È stato scelto questo brano perché parla di conversione e vocazione. Pietro fa esperienza di un nuovo volto di Dio, un Dio che anche di fronte alle nostre infedeltà, insuccessi e tradimenti comunque ci ama e continua ad amarci, un Dio che ci dona la sua fiducia e ci chiama a qualcosa di grande».

Da molti anni il seminario maggiore propone la Missione giovani come momento privilegiato nella formazione pastorale dei futuri preti della nostra diocesi.
Il confronto con i giovani, i parroci e i consigli pastorali educa i seminaristi al lavoro di gruppo, alla collaborazione, all’ascolto, alla programmazione e alla verifica.

Questa esperienza di testimonianza e di condivisione di fede e di vita è un’occasione rivolta soprattutto ai giovani, ma coinvolge l’intera comunità cristiana.

«La Missione giovani – sottolinea don Roberto Frigo, vicario parrocchiale di Mestrino in fase di cambiamento – si inserisce in un’ottica di collaborazione tra le nostre tre parrocchie del comune. In un tempo dove è sempre più necessario camminare insieme e fare rete, dove il numero dei sacerdoti diminuisce sempre più, è bene avviare buone pratiche di collaborazione e fraternità. È questa la prima occasione reale in cui lavoriamo insieme per un progetto condiviso e lo desideriamo fare rendendo protagonisti i giovani e le nuove generazioni». 

La Missione giovani inizierà venerdì 22, quando i seminaristi si presenteranno alle comunità, ed entrerà nel vivo sabato 23, con i tornei sportivi per giovani e una serata di festa.
Domenica 24, nel pomeriggio, si terrà una “Color run” per le vie delle tre parrocchie; alla sera, in piazza a Mestrino, verrà organizzato un evento in collaborazione con le associazioni del comune, aperto a tutti i giovani sportivi.
Sarà una serata di cabaret, musica dal vivo e testimonianze con la presenza di Francesco Bettella, nuotatore italiano, atleta tetraplegico di livello internazionale, che racconterà la sua esperienza di sport e di fede. Durante la settimana non mancheranno momenti di preghiera e di condivisione in gruppo, inoltre i seminaristi incontreranno personalmente i giovani nelle loro case.

L’evento centrale di tutta la Missione sarà quello di venerdì 29: una veglia di preghiera guidata dal vescovo Claudio aperta a tutto il vicariato, nella chiesa di Mestrino, a cui seguirà l’adorazione notturna che si concluderà con la preghiera delle lodi il sabato mattina.

La Missione giovani terminerà con la messa di sabato 30, alla sera, a Mestrino insieme alle tre parrocchie.
«I giovani delle nostre parrocchie – racconta don Frigo – si sono sentiti coinvolti fin da subito nella preparazione e nella scelta di come vivere la settimana, organizzandola con i seminaristi. Il calendario sarà fitto di incontri e occasioni di scambio, ma questa sarà una delle ricchezze. Dietro alle tante proposte, da quelle più ludiche a quelle più esigenti, c’è un desiderio di fondo: che ogni giovane possa assaporare l’incontro con Dio, possa sentir vibrare anche dentro di lui quella domanda che Gesù fa a Pietro: “Mi ami tu?”».

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Da venerdì 22 a sabato 30 le parrocchie di Arlesega, Lissaro e Mestrino ospiteranno la Missione giovani, settimana di annuncio e fraternità animata dai seminaristi e dagli educatori del seminario maggiore insieme alle collaboratrici apostoliche diocesane
Il titolo guida dell’esperienza è un versetto del vangelo di Giovanni, «Tu sai che ti voglio bene», e il brano scelto è il dialogo tra Gesù e Pietro sul mare di Tiberiade (Giovanni 21,1523). «Ogni giovane si può identificare con la figura di Pietro – spiega Luca Gottardo, seminarista di quinto anno e coordinatore della Missione giovani – È stato scelto questo brano perché parla di conversione e vocazione. Pietro fa esperienza di un nuovo volto di Dio, un Dio che anche di fronte alle nostre infedeltà, insuccessi e tradimenti comunque ci ama e continua ad amarci, un Dio che ci dona la sua fiducia e ci chiama a qualcosa di grande».

Da molti anni il seminario maggiore propone la Missione giovani come momento privilegiato nella formazione pastorale dei futuri preti della nostra diocesi.
Il confronto con i giovani, i parroci e i consigli pastorali educa i seminaristi al lavoro di gruppo, alla collaborazione, all’ascolto, alla programmazione e alla verifica.

Questa esperienza di testimonianza e di condivisione di fede e di vita è un’occasione rivolta soprattutto ai giovani, ma coinvolge l’intera comunità cristiana.

«La Missione giovani – sottolinea don Roberto Frigo, vicario parrocchiale di Mestrino in fase di cambiamento – si inserisce in un’ottica di collaborazione tra le nostre tre parrocchie del comune. In un tempo dove è sempre più necessario camminare insieme e fare rete, dove il numero dei sacerdoti diminuisce sempre più, è bene avviare buone pratiche di collaborazione e fraternità. È questa la prima occasione reale in cui lavoriamo insieme per un progetto condiviso e lo desideriamo fare rendendo protagonisti i giovani e le nuove generazioni». 

La Missione giovani inizierà venerdì 22, quando i seminaristi si presenteranno alle comunità, ed entrerà nel vivo sabato 23, con i tornei sportivi per giovani e una serata di festa.
Domenica 24, nel pomeriggio, si terrà una “Color run” per le vie delle tre parrocchie; alla sera, in piazza a Mestrino, verrà organizzato un evento in collaborazione con le associazioni del comune, aperto a tutti i giovani sportivi.
Sarà una serata di cabaret, musica dal vivo e testimonianze con la presenza di Francesco Bettella, nuotatore italiano, atleta tetraplegico di livello internazionale, che racconterà la sua esperienza di sport e di fede. Durante la settimana non mancheranno momenti di preghiera e di condivisione in gruppo, inoltre i seminaristi incontreranno personalmente i giovani nelle loro case.

L’evento centrale di tutta la Missione sarà quello di venerdì 29: una veglia di preghiera guidata dal vescovo Claudio aperta a tutto il vicariato, nella chiesa di Mestrino, a cui seguirà l’adorazione notturna che si concluderà con la preghiera delle lodi il sabato mattina.

La Missione giovani terminerà con la messa di sabato 30, alla sera, a Mestrino insieme alle tre parrocchie.
«I giovani delle nostre parrocchie – racconta don Frigo – si sono sentiti coinvolti fin da subito nella preparazione e nella scelta di come vivere la settimana, organizzandola con i seminaristi. Il calendario sarà fitto di incontri e occasioni di scambio, ma questa sarà una delle ricchezze. Dietro alle tante proposte, da quelle più ludiche a quelle più esigenti, c’è un desiderio di fondo: che ogni giovane possa assaporare l’incontro con Dio, possa sentir vibrare anche dentro di lui quella domanda che Gesù fa a Pietro: “Mi ami tu?”».

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Mentre è alle porte il primo dei tre weekend formativi che consegneranno le chiavi del sinodo ai moderatori dei gruppi sinodali (dal 22 al 24 settembre a Borca di Cadore al Park des Dolomites, info su www.giovanipadova.it), si avvicina la chiusura definitiva delle iscrizioni, il 30 settembre.

Così è già tempo dei primi bilanci.
Quanti gruppi sinodali sono nati in diocesi? Quanti i giovani che hanno scelto di rispondere all’invito del vescovo Claudio a riflettere insieme sul futuro della chiesa padovana?

Il sistema messo a punto da Simone Pinton, il programmatore di Santa Giustina in Colle che ha offerto la propria professionalità alla causa del cammino sinodale, ha fornito i primi dati. E le sorprese non mancano.

Il numero dei gruppi sinodali iscritti sul portale dei giovani di Padova veleggia ormai verso quota 500.
Di questi la grande maggioranza proviene dalle oltre 280 parrocchie che si sono attivate attorno al sinodo.
Ma 13 gruppi nascono nei collegi universitari della città e tre nei seminari diocesani.

La parte del leone la fanno i 18-25enni
A loro va il merito di aver creato il 50 per cento dei gruppi attivi oggi. Ma sorprende il numero dei gruppi di adulti: ben dieci. Questo significa che saranno almeno una cinquantina gli adulti che interverranno sulle 2.282 persone attualmente iscritte.

I più numerosi sono i 20enni (240), seguiti dai 21enni e 19enni (rispettivamente 224 e 217), mentre i 30-35enni in tutto non arrivano a quota 300. Ma il cervellone del sinodo ha registrato anche un “giovane” 71enne.

Il podio delle parrocchie con più gruppi è composto dal Duomo di Este (ben 11), Cittadella (10) e San Giorgio delle Pertiche (8).
Sette gruppi si trovano a Cristo Re, Eremitani e Montegrotto. Sei ad Arsego, SantaGiustina in Colle e Sarmeola. 850 giovani non hanno indicato alcuna particolare appartenenza ad associazioni o movimenti ecclesiali presenti in diocesi.
Tra questi, figurano quindi anche i molti ragazzi “fuori dal giro” che le comunità, secondo le strategie più diversificate, sono riuscite ad attrarre. Altrettanti partecipanti hanno dichiarato invece di svolgere servizio come educatore/responsabile nella chiesa.

780 sono aderenti all’Azione cattolica, 140 sono scout e poi una cinquantina provengono da Comunione e liberazione, Cammino neocatecumenale o sono attivi nel nuovo impianto di iniziazione cristiana.
Solo 53 su 2.300 giovani fanno parte del consiglio pastorale della loro comunità, 113 cantano invece nel coro. Dal punto di vista professionale, gli studenti sono quasi il doppio dei lavoratori (1.258 a 771), una sessantina cerca impiego e 24 sono i preti.  

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Don Tom Uzhunallil è un indiano gentile che non ha perso il senso dell’ironia e il buonumore nonostante la drammatica vicenda che lo ha visto protagonista. Per 18 mesi è stato nelle mani di un gruppo di sequestratori che lo hanno rapito dopo aver fatto irruzione il 4 marzo 2016 nella casa delle Missionarie della Carità, ad Aden, nello Yemen, in piena guerra civile. “Lì ci sentivamo al sicuro”. Invece il commando armato uccide 16 persone, tra cui quattro suore Missionarie della Carità e risparmia lui. “Forse perché ero indiano, straniero, per soldi”. Il 12 settembre è stato liberato a sorpresa e portato in Oman, il 13 settembre ha incontrato Papa Francesco. Oggi ha potuto raccontare per due lunghe ore, nella sede centrale dei salesiani a Roma, la sua vicenda. Con serenità, forza interiore e grande commozione al ricordo delle quattro religiose di Madre Teresa uccise insieme al personale yemenita. Dopo i controlli medici e il rinnovo del passaporto tornerà in India, dove resterà.

“Dio è stato molto gentile con me”. Ha detto don Tom Uzhunallil,  esplodendo in un pianto di commozione condiviso dalle tante religiose Missionarie della Carità presenti in sala. “È troppo presto per parlare delle suore devo aspettare di essere più calmo”. Don Tom, 59 anni, è dimagrito 30 chili durante la detenzione forzata, ma ha ripetuto più volte di non aver mai subito violenza ne mai è stato minacciato o forzato a convertirsi all’Islam. “Mi hanno dato sempre cibo e medicine per curare il mio diabete – ha raccontato -. Passavo il mio tempo a pregare per tutti, soprattutto per le  suore e gli altri yemeniti uccisi, a fare esercizi per tenere allenata la mente (“contavo i secondi della mia vita”) e il corpo, a volte riuscivo anche a celebrare spiritualmente la messa, anche se non avevo il pane e il vino. E ogni tanto leggevo il Corano in inglese che mi aveva regalato un conoscente”.

Il rapimento: “Mai avuto paura”. Quando il commando è entrato nella casa delle Missionarie della Carità hanno fatto sedere don Tom in un angolo, “forse perché si sono resi conto che ero indiano, straniero, quindi potevano chiedere soldi”. Poi l’hanno rinchiuso nel bagagliaio di una macchina insieme al tabernacolo e ad altri oggetti che avevano rubato nella cappella. “Non ho mai avuto paura – ha sottolineato più volte – e sono sempre stato sereno.

Mi sono detto: senza il volere di Dio nulla può succedermi, neanche un capello potrà essermi torto se Dio non vuole. Questo mi ha dato la forza.

Ogni giorno ringraziavo prima di dormire e quando mi svegliavo dicevo: Dio dammi la forza di vivere questo giorno”. All’inizio era bendato, poi, durante la prigionia – è stato spostato in quattro luoghi diversi – ha sempre visto in faccia i suoi rapitori, che gli hanno  perfino messo a disposizione un medico e l’insulina e le medicine per il diabete, difficilissime da reperire in un Paese in guerra come lo Yemen. “Quando hanno girato i video con i miei appelli sembrava che mi maltrattassero – ha spiegato -. In realtà mi hanno detto di fingere per avere risposte più rapide e suscitare interesse”.

La liberazione, nascosto in un burka in Oman. Don Tom ha poi raccontato nei dettagli il momento della sua liberazione: “Il giorno prima uno dei miei sequestratori mi ha detto: ‘Abbiamo buone notizie per te. Ti mandiamo a casa’”. Gli restituiscono gli stessi pantaloni che aveva 18 mesi prima con una cintura (nonostante avesse perso nel frattempo 30 chili), gli fanno fare una doccia e lo conducono in macchina con altre 3 persone in una località a tre o quattro ore di viaggio. Aspettano ma qualcosa va storto, perché tornano indietro. “Mi hanno detto: ‘Forse hai pregato solo il tuo terzo Dio, prova a pregare il secondo’. Questo perché non capiscono bene la Trinità”, ha spiegato don Tom, che non ha perso il senso dell’ironia e racconta in continuazione aneddoti. Lo riportano nella casa dove è recluso e nel cuore della notte lo svegliano. Stavolta gli fanno indossare un burka sopra i suoi abiti e di nuovo lo infilano in un’automobile con tre persone. “Siamo arrivati nello stesso posto del giorno prima – ha detto –  e abbiamo aspettato due ore”. Fino all’arrivo dei suoi liberatori. “Un uomo mi ha preso la mano, ha controllato la foto se fossi io e abbiamo viaggiato fino alla mattina dopo nel deserto. Ho capito solo dopo che ho passato la frontiera dello Yemen ed ero in Oman”. Qui è stato accolto dalle autorità che gli hanno dato abiti, una valigia e un rasoio per radere una lunga barba di 18 mesi. Il giorno dopo era a Roma dal Papa.

“Senza questa avventura – ha concluso con un sorriso – non lo avrei mai visto di persona. Non sono stato capace di dirgli le parole giuste perché ero molto commosso. Papa Francesco mi ha baciato le mani e benedetto e mi sono sentito indegno. So che ha pregato per me”.

Il Rettor maggiore p. Artime, “telefonata inaspettata”. “Non sappiamo se sia stato pagato un riscatto e chi abbia reso possibile la liberazione. Io ero a Malta quando ci hanno chiamato per dirci che padre Tom era su un aereo dell’Oman che lo avrebbe portato a Fiumicino”: così il Rettor maggior dei salesiani padre Angel Fernandez Artime: “Non sappiamo come sono stati i movimenti: non ci aspettavamo nulla fino al momento in cui abbiamo ricevuto la telefonata”.

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Si comincia domenica 17 settembre con la messa e la biciclettata in compagnia
Si riprende venerdì 22 con l’apertura dello stand gastronomico e la prima delle serate dedicate ai giovani. Venerdì 22 è anche l’occasione, per quanti volessero, di visitare l’asilo parrocchiale recentemente oggetto di un’intensa opera di restauro e ammodernamento delle strutture, resasi necessaria in vista dell’inizio dell’anno scolastico e conclusasi durante l’estate.
Domenica 24 i festeggiamenti entrano nel vivo con la “Sfilata a colori” organizzata dai genitori dei bambini dell’asilo, una grande sorpresa per quanti vorranno assistervi: grandi e piccini sfileranno insieme dopo il grande successo della parata a tema storico dello scorso anno.

Lunedì 25 sarà ospite della comunità arinese il vescovo di Belluno-Feltre mons. Renato Marangoni che concelebrerà l’eucaristia con i parroci del vicariato alle 18.
«Durante tutta la sagra sarà visitabile la mostra fotografica dedicata a don Igino Maroso, e la visita del vescovo sarà anche l’occasione per presentare il libro su don Igino che abbiamo recentemente pubblicato», spiega il parroco don Sergio d’Adam, ricordando la figura di don Maroso che per ben 68 anni ha retto la parrocchia di Arino e il libro a lui dedicato dal titolo La tavola-vita e testimonianza di don Igino Maroso tra eucaristia e convivialità
Spazio agli artigiani del territorio, al mercatino del libro e a quello del commercio equo e solidale all’interno del centro comunitario, ma anche spazio per le danze con le numerose orchestre che ogni sera allieteranno la festa. Da Arino non resta che augurare buon divertimento.

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La bellezza della festa della santa patrona nella parrocchia di Sant’Eufemia, a Borgoricco, sta nella sua natura essenzialmente comunitaria.
Questo incontro, che sta diventando una consuetudine attesa da tutta la comunità parrocchiale, si svolge nella prima domenica dopo il 16 settembre.
È questo infatti il giorno che la chiesa dedica a sant’Eufemia, martire venerata da cattolici e ortodossi, gettata in pasto ai leoni a Calcedonia, sua città natale, a soli 14 anni, il cui corpo secondo la tradizione giunse fino a Rovigno d’Istria (dov’è custodito) galleggiando sul mare, nella sua arca di pietra.

Così domenica 17 settembre tutte le componenti della comunità parrocchiale di Sant’Eufemia si riuniscono per condividere una giornata in famiglia.
«Sono attesi tutti i gruppi – dice il parroco don Giovanni Bortignon – per animare la messa solenne e la processione e a seguire un momento conviviale per tutti. Perché questa è la festa di tutta la comunità, dove tutti possano ritrovarsi, sentirsi accolti e celebrare proprio il nostro essere comunità cristiana».

La festa è stata concepita in questo modo dal direttivo del centro parrocchiale quattro anni fa.
Fino ad allora, nei giorni vicini a Sant’Eufemia si svolgeva la paesana, anticipata a giugno come festa di inizio estate.

Il programma

Il programma inizia sabato 15 con la preparazione spirituale e le confessioni dalle 17 alle 19.
Domenica 17 dopo la messa delle 8, segue la celebrazione solenne delle 10.30, presieduta dal parroco e accompagnata dalla corale Fantasie sonore.
Fondata nel 1986 da Lucia Vecchiato e Angelo Caccin col nome di Gruppo musicale giovani, la corale è cresciuta negli anni affrontando canti a cappella e repertori polifonici a quattro voci miste accompagnati all’organo da Simone Caccin fino ad assumere, sotto la direzione di Roberta Gaiani, la conformazione attuale.
La messa rappresenta anche l’avvio simbolico dell’anno scolastico e sono pertanto invitati tutti i bambini della scuola dell’infanzia con nido integrato, quelli della scuola primaria di Sant’Eufemia, con gli insegnanti e il personale scolastico e gli alunni delle altre scuole secondarie di primo e secondo grado.
Al termine della celebrazione è prevista la processione verso il centro parrocchiale con la reliquia, un lembo della veste della santa, che si dice portato in queste terre dai profughi di Aquileia scampati all’invasione unna del 452, che diedero così anche il nome al paese.
Nel centro parrocchiale viene allestito un aperitivo per tutti dall’associazione Noi con la collaborazione della pro loco Borgoricco.
Alle 12.30 è previsto il pranzo comunitario durante il quale si svolge “La ruota della fortuna”, quindi una grande caccia al tesoro per bambini e ragazzi.  

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«Trattandosi dell’evento finale dell’anniversario, che nel corso dell’anno abbiamo meditato soprattutto all’interno delle nostre comunità, lo abbiamo voluto pubblico e aperto a giovani e adulti – spiega suor Barbara Danesi, tra le ideatrici della giornata insieme alle consorelle della pastorale giovanile – La formula è varia. Il ritrovo è alle 8.30 a casa don Luigi Maran, in via Balla 48 a Taggì di Villafranca, luogo da cui parte un pellegrinaggio a piedi che termina alla nostra casa madre di via san Giovanni di Verdara a Padova. Alla sua conclusione, alle 12, partecipiamo alla celebrazione eucaristica nella basilica del Carmine».

Dopo il buffet nella casa madre (su prenotazione: pastoralegiovanile@elisabettine.it), alle 14 è prevista una visita guidata alla soffitta in cui, dopo le numerose peripezie vissute da madre Vendramini, nacque la famiglia elisabettina.
Luogo spartano ed essenziale, che la stessa beata descriverà in questi termini: «Nel novembre 1828 fui posta da Dio con una compagna [...] in una splendida reggia della santa povertà, priva persino del letto».

Alle 15.30, nella chiesa della casa madre, ha inizio il recital Storia di Elisabetta, imperniato sulla vocazione della fondatrice, diretto da suor Daniela Cavinato, interpretato da suore, volontari e operatori delle strutture assistenziali delle religiose.

«Il tema dell’intera giornata è la vocazione – prosegue suor Danesi – e si è cercato di approfondirlo e proporlo nel recital, sottolineando il momento in cui Elisabetta, a 27 anni compiuti, decide di dare ascolto alla voce che sentiva in sé, mandando all’aria il suo matrimonio. Ma anche il pellegrinaggio della mattina simbolicamente vuole rappresentare il cammino che il cristiano compie dalla chiamata alla realizzazione della propria missione».

«Per raggiungere il suo scopo madre Vendramini viaggiò da Bassano del Grappa a Padova, dove incontrò don Luigi Maran che le fornì grande aiuto e supporto morale per il progetto che serbava in cuore. Così questa domenica partiamo in pellegrinaggio dalla casa di Taggì che porta il nome del sacerdote, dove oggi si trova l’infermeria delle nostre suore che conoscono e hanno vissuto per tutta l’esistenza la vocazione elisabettina. E approdiamo alla soffitta, per rinfrancare la scelta di questo cammino».

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Sarà un po’ come passare all’altra sponda o all’altro versante.
Non la sponda del Bacchiglione, perché il territorio è già tutto sulla riva destra del fiume, non le pendici di uno dei più piccoli tra i colli Euganei, ma quella metaforica della storia di tre parrocchie e due vicariati.

La nascita dell’unità pastorale di Cervarese Santa Croce, Montemerlo e Fossona è stata celebrata proprio in occasione della ricorrenza liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce, giovedì 14 settembre, ed è un passaggio che segna cambiamenti, distacchi e incontri.

La nuova up conta 5.700 abitanti, coincide col territorio del comune e si sviluppa tra le anse del Bacchiglione e il versante più settentrionale dei colli: panorami diversi e vicende diverse che ora convergono verso un unico cammino ecclesiale, preparato da diversi mesi.

«Era da tempo che la prospettiva di cambiamento stava maturando nelle nostre comunità – spiega don Mattia Biasiolo, nominato parroco moderatore – vedendo anche altre esperienze in diocesi e guardando alla realtà demografica generale. Già un paio di anni fa con mons. Renato Marangoni si era iniziato un ragionamento in questa prospettiva; la concretezza è arrivata da gennaio scorso con i primi incontri tra noi parroci, vicari foranei e vicari episcopali, presidenze di consigli pastorali. A giugno abbiamo vissuto un intenso momento comunitario di preghiera, perché è a quella che anch’io personalmente attingo per vivere al meglio questo cambiamento personale e collettivo».

Don Mattia il 22 ottobre farà il suo ingresso come parroco anche a Montemerlo, parrocchia che domenica 24 saluterà don Giampaolo Tiengo, lì presente dal 1991; a Fossona, che è anche sede municipale, rimane don Bruno Bottignolo.
A Montemerlo si aggiungerà come collaboratore e sacerdote lì residente don Cornelio Boesso, che ha chiuso il servizio di parroco moderatore dell’up di Vigonza, Peraga e Pionca.
«La sua esperienza sarà molto utile – aggiunge don Mattia – perché ha vissuto prima di noi le ricchezze e le fatiche del cambiamento».

Le novità infatti non riguardano solo i ruoli dei sacerdoti, che rimarranno residenti ciascuno in una parrocchia e vivranno anche momenti di vita comune, come i pasti: Cervarese e Fossona vivranno un ulteriore passaggio dal vicariato di Montegalda a quello di Teolo.

«Questo è più faticoso – continua don Mattia – perché storicamente molte attività formative, pastorali e caritative sono sempre state vissute a livello vicariale. Troveremo di certo un vicariato altrettanto vivace, ma non è facile abbandonare relazioni e amicizie che si sono fortificate negli anni. D’altro canto anche quelli di Montemerlo vivranno la fatica di avere il parroco e un collaboratore nuovi. Tutti però, e il vescovo Claudio lo ripete sempre, siamo chiamati non a cancellare, ma a mantenere l’identità e la ricchezza di ciascuna parrocchia, superando i campanilismi e sostenendoci e amandoci gli uni gli altri, come ci chiede il vangelo».

Questo primo anno sarà dedicato soprattutto alla conoscenza e all’incontro reciproci, sulla quale tutti, sacerdoti e laici, sono chiamati a fare un passo di fiducia in avanti; i percorsi di iniziazione cristiana, le attività ordinarie delle tre parrocchie e gli incontri dei rispettivi consigli pastorali rimarranno separati proprio per rimanere saldi nelle proprie radici e nella propria storia. Quello che cambia è la prospettiva, come guardare lo stesso paese dall’alto di un colle o dalla sponda di un fiume.

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Domenica 17, dopo il grande successo degli scorsi anni, torna la terza edizione della “Color Run Cadoneghe”, la corsa non competitiva di cinque chilometri organizzata dai circoli dell’associazione Noi delle parrocchie di Cadoneghe in collaborazione con l’amministrazione comunale e l’assessorato allo sport.

«Si tratta di un evento sportivo con la caratteristica di essere accessibile a tutti – spiega Claudia Ruffato, una delle organizzatrici – Non ci sono vincitori o tempi ufficiali, la Color Run si rivolge a tutti, dai più piccoli ai più grandi, da chi corre per la prima volta agli atleti professionisti».

Il percorso si svilupperà tra marciapiedi e piste ciclopedonali nel comune di Cadoneghe, con partenza alle 15.30 dal campo sportivo di San Bonaventura. Durante la corsa ci saranno tre tappe dove i corridori verranno colorati e potranno dare sfogo alla loro creatività. Al termine della corsa avverrà il “color blast” (lancio collettivo di colore) e si ballerà a ritmo di musica. Durante la corsa verranno usate polveri colorate atossiche ed ecofriendly.

«L’anno scorso hanno partecipato circa cinquecento runners e trenta volontari – racconta la Ruffato – Essendo la terza volta che proponiamo quest’evento, possiamo dire che ormai è diventato un appuntamento importante per noi giovani che lo organizziamo con impegno ed entusiasmo. Nelle edizioni precedenti, la fatica dell’organizzazione ha lasciato il posto, nel giorno della corsa, alla gioia di vedere bambini, giovani, adulti e famiglie divertirsi e camminare insieme, colorandosi il più possibile.Inoltre, quest’anno la Color run vuole essere un aiuto concreto per chi ha più bisogno, infatti sosterrà le iniziative della Caritas vicariale».

Per i giovani delle tre parrocchie del comune, la Color Run diventa la cerniera ideale tra il periodo estivo e la ripresa del nuovo anno pastorale.

«I gruppi giovanili hanno vissuto due importanti proposte estive – ricorda don Alberto Arzenton, vicario parrocchiale a Mejaniga – un campo a Palermo sulle orme di don Pino Puglisi e il cammino di Santiago. Queste esperienze hanno rilanciato la proposta del sinodo dei giovani con la formazione di nuovi gruppi sinodali. Il cammino insieme sta continuando anche in questi giorni con il ritrovo delle presidenze parrocchiali di Azione cattolica e la ridefinizione delle equipe educative. Come in una famiglia dove i fratelli si cercano e crescono insieme, così vorremmo accadesse per i giovani delle nostre tre comunità sorelle».

Informazioni e iscrizioni: www.colorruncadoneghe.it

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